Manfredonia: Dove l’arte ricostruisce il tempo

L’opera
L’installazione di Edoardo Tresoldi realizzata nel Parco Archeologico di Santa Maria di Siponto permette al visitatore di relazionarsi con il tempo e con la storia: ridefinendo gli ingombri dell’antica basilica paleocristiana, il pubblico entra in rapporto diretto con un’architettura che ha caratterizzato quel luogo in un tempo remoto. L’opera, riproponendo le sembianze della chiesa romanica attraverso una rete di metallo, è realizzata in una dimensione impalpabile e metafisica, quasi fosse un ponte nella memoria del luogo. La volontà di limitare la ricostruzione alle prime tre campate della navata principale ha lo scopo di alludere al non finito, ricreando il rapporto tra i due edifici accostati. Questa soluzione consente ad ogni visitatore di ricostruire con la propria fantasia le parti mancanti della composizione, stimolando riflessioni e domande.
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Il committente
“L’intervento realizzato nel Parco Archeologico di Santa Maria di Siponto è un esperimento riuscito, un utilizzo nuovo dell’arte contemporanea, che si fonda su una forte integrazione tra un monumento antico e una struttura del nostro tempo. Ci sono stati alcuni esempi precedenti di opere d’arte ospitate in aree archeologiche, ma nessuna di così forte impatto. Inoltre l’installazione di Tresoldi ha grande valenza ed efficacia didattica, aiuta a far capire l’archeologia ai non addetti ai lavori. Il monumento antico, che noi molto spesso siamo abituati a vedere sol o nelle sue fondazioni, grazie a questo intervento acquisisce una propria tridimensionalità e suggerisce l’originario utilizzo”.
“La scelta è nata in primo luogo da un’esigenza di carattere conservativo, in un’ottica di riqualificazione dell’intero parco archeologico di Santa Maria di Siponto. La copertura delle antiche strutture della basilica paleocristiana, in particolare dei mosaici, è stata progettata per consentire la visita da parte dei turisti. Nel corso del processo di progettazione, quindi, l’intento è stato quello di coniugare aspetti ricostruttivi dell’alzato della chiesa con esigenze di conservazione”.

Dott. Luigi La Rocca  –Soprintendente  Archeologo della Puglia

 

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L’approccio progettuale è stato quello di immedesimarsi in un comune turista che si trova a visitare una zona archeologica dove la sola presenza di strutture murarie rende difficile la comprensione e la percezione della terza dimensione del sito. Uno spazio archeologico, infatti, è uno spazio  privo delle altezze. Nonostante una serie di ricerche e studi, non eravamo giunti ad una soluzione che ci soddisfacesse, fino al momento in cui mi sono imbattuto nell’immagine di un’istallazione di Edoardo Tresoldi pubblicata su Facebook e l’ho trasferita mentalmente a Siponto. La leggerezza, la trasparenza e la dimensione delle sue opere era quello che faceva al caso nostro”.

Arch. Francesco Longobardi –Progettista e Direttore dei Lavori

Linstallazione-di-Edoardo-Tresoldi-per-la-Basilica-paleocristiana-di-Siponto-©-Giacomo-Pepe-2

Il processo

“La basilica ricostruita dall’istallazione di Tresoldi richiama nelle forme l’ultima fase dell’antica  basilica. Essa ha subito tre interventi, il perimetro è rimasto inalterato dalla sua fondazione, ed  è costituito da tre navate separate da colonne. Un rifacimento successivo non ne cambia la struttura e si caratterizza per l’arricchimento del pavimento con un nuovo mosaico. In una fase più tarda, quella altomedievale, la chiesa paleocristiana assume un doppio livello: il  presbiterio viene rialzato e le navate vengono divise da pilastri. È da questa ricostruzione che prende forma l’opera realizzata da Tresoldi”.

Francesco Matteo Martino – Archeologo

“Il progetto all’origine prevedeva la realizzazione di una copertura a protezione del mosaico  presente nella basilica paleocristiana. Abbiamo iniziato a picchettare per posizionare i pilastri e ci siamo resi conto che alcuni di questi andavano ad interferire con le strutture murarie.  D’accordo con i funzionari archeologici della Soprintendenza, siamo stati quindi costretti a rivedere in parte il progetto originario, che prevedeva una copertura in ferro e vetro su pilastri che affondavano nel terreno. Come direttore  dei lavori, ho pensato di creare un gruppo di  lavoro composto da archeologi, professori universitari, società specializzate nel monitoraggio del progetto e ingegneri strutturisti, per trovare una soluzione adeguata. L’idea innovativa che  ne è scaturita è stata quella di sostituire la semplice copertura originaria curva con un’opera che suggerisce le forme della vecchia basilica, per assecondare la ricerca dell’identità e del genius loci”.

Parco-archeologico-Le-basiliche-Manfredonia-©-Blindeyefactory-Edoardo-Tresoldi-2016-1

Arch. Francesco Longobardi–Progettista e Direttore dei Lavori

“A Manfredonia il percorso è iniziato con una ricerca di documentazione storica con esperti,  archeologi e addetti ai lavori del mondo dei beni culturali. Quando questo tema è entrato nel mio mondo ho cominciato ad immaginare una sorta di ritorno di questo grande edificio come se fosse parte della memoria storica del luogo. Mi sono prefigurato di riuscire a disegnare nell’aria, mantenendo però le relazioni dirette con il territorio. Nella prima fase di realizzazione sono stati necessari alcuni test e studi, una ricerca sui materiali e sulle attrezzature. La parte più importante per me consiste nell’assemblaggio sul posto: è indispensabile una grande organizzazione in modo tale che sul cantiere ci sia la possibilità di modificare tutto quello che è possibile, rimpicciolendo alcune parti ed ingrandendone altre in base ad intuizioni a cui si giunge lavorando”.

Edoardo Tresoldi, artista

fonte Manfredonianews