Rodi Garganico
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Rodi Garganico fa parte del Parco nazionale del Gargano e della Comunità montana del Gargano. È un noto centro per la produzione degli agrumi del Gargano fin dal Medioevo. Tra questi, le Arance del Gargano e i Limoni Femminello, riconosciuti oggi come prodotti IGP.

Apprezzata località balneare, per la qualità delle sue acque di balneazione è stata più volte insignita della Bandiera Blu dalla Foundation for Environmental Education. Nel 2010 ha ottenuto tre “vele” nell’ambito della campagna della Goletta Verde di Legambiente.

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Le origini e l’epoca antica

Sono molte le prove della presenza di insediamenti umani preistorici (paleolitici e neolitici) nella zona. Ma la fondazione del nucleo abitato nel luogo dell’attuale paese è successiva.
L’origine di Rodi Garganico è stata spesso collegata al movimento espansionistico dei Rodii (per altri degli Argivi), popolo di etnìa greca che nell’VIII secolo a.C. ne colonizzò le coste attratto dal clima e dalle pinete. Si tratta dello stesso popolo che fondò, secondo l’interpretazione di Strabone, la città di Elpie (o Salapia). Tale interpretazione, per la mancanza di una documentazione archeologica pertinente, risulta essere comunque piuttosto incerta.

Secondo diverse fonti illustri, tra cui CellariusTheodor Mommsen e Michelangelo Manicone, Rodi Garganico, invece, affonderebbe le sue radici nella cultura dauna, e quindi potrebbe essere stata riedificata sulle rovine della mitica Uria (o Veretum secondo il Manicone), distrutta dopo le guerre puniche.

Plinio, infine, fa menzione di un Portus Garnae che gli storici identificano con il porto di Rodi Garganico, i cui ruderi erano visibili fino agli inizi del secolo scorso nella Cala del Castello, sotto il Rione Cambomilla. Un’epigrafe fa supporre che Rodi Garganico in epoca romana fosse una provincia amministrata dal Comite Gneo Suilio Mascillioni, magistrato ed esattore di tributi.
Nella località Sotto il Castello si notano ancor oggi le mura difensive del porto di Rodi Garganico, che un tempo erano piuttosto imponenti e che, gradualmente, vennero trasformate in abitazioni. Una botola scolpita nella rupe, poi, permetteva di accedere ad un locale sulla cui architrave si leggeva la scritta in latino Tabularium (archivio), dove probabilmente veniva registrata l’attività commerciale e mercantile di Rodi Garganico.

Dal Medioevo ad oggi

Con la caduta di Roma si susseguirono tempi difficili: Rodi Garganico fu distrutta dai Goti nel 485 d.C., ricostruita nel 553 dopo la guerra greco-gotica e attaccata dai Saraceni nel 950.
Così come Carpino, venne occupata nel 1461 dagli Aragonesi. Nel 1446, infatti, risultava già essere feudo di Alfonso V d’Aragona.

Rodi conobbe un nuovo periodo di splendore a partire dal XVI secolo grazie alla produzione agrumaria, la cui filiera coinvolgeva quasi interamente la cittadinanza. Tale coinvolgimento è evidente nel tempo anche attraverso la religiosità locale. La “protezione” dei santi veniva considerata come un elemento fondamentale per un’agricoltura feconda: sin dal Seicento i rodiani erano in prima fila, in occasione della festa di San Valentino (protettore degli agrumeti) durante la lunga processione di febbraio verso il colle del Carmine (Vico del Gargano per benedire piante e frutti di arance e limoni.)

La scelta del santo arrivò dopo discussioni e pellegrinaggi alla ricerca di un patrono la cui festività si collocasse nella stagione invernale, periodo maggiormente critico per colture di arance. Si narra che una delegazione di abitanti proveniente da Rodi e da Vico giunse in pellegrinaggio nella catacomba che custodiva i busti dei santi martiri, allorché il capo della delegazione, urtò il braccio sporgente di San Valentino: fu un segno provvidenziale e decisivo per la scelta. Il 10 febbraio 1618 l’Arcivescovo di Manfredonia approvò la scelta e quattro giorni dopo le ossa del santo giunsero da Roma nella Chiesa Madre di Vico, dando origine alla tradizionale processione del 14 febbraio, tutt’oggi evento seguito e condiviso da rodiani e vichesi.

Nel 1815 Rodi Garganico ospitò, presso la “Torretta del Re“, Gioacchino Murat, che qui soggiornò tra la seconda caduta di Napoleone e il proclama di Rimini.
Nel secolo scorso, durante il ventennio fascista, attraversò un periodo di discreto sviluppo economico grazie alla costruzione della ferrovia garganica. Subito dopo la seconda guerra mondiale, tuttavia, il commercio degli agrumi, principale attività economica della città, si arrestò a causa della situazione politica internazionale che ne limitava i flussi commerciali: non era infatti più possibile commerciare con le dirimpettaie coste dalmate, principale meta delle esportazioni rodiane.

Oggi la cittadina, nonostante abbia mantenuto la produzione agrumaria, in un quadro di sviluppo orientato alla valorizzazione della tipicità dei vari prodotti agricoli, gastronomici ed agrituristici, ha sviluppato principalmente la propria vocazione turistico-ricettiva. Già apprezzata meta balneare negli anni sessanta, ha subìto importanti processi di restauro del patrimonio architettonico e di riqualificazione urbanistica messi in atto dalle amministrazioni comunali che si sono succedute nell’ultimo decennio; la recente costruzione di un porto turistico, infine, le ha conferito un ruolo interessante nel circuito turistico del Mediterraneo.

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