Castello di Manfredonia (Svevo – Angioino – Aragonese)

Il castello di Manfredi di Svevia

 

Fonti storiche affermano che sia stato Manfredi stesso a disegnare il castello, le mura e le vie principali della città e che lo stesso re abbia deposto la prima pietra del castello e quindi della città, dopo aver consultato i fedeli Saraceni sul luogo, il giorno e l’ora esatta della sua posa, per far nascere la città in una congiunzione astrale favorevole, che le donasse carattere e fortuna. Manfredi intendeva “castello” tutto il centro abitato fatto di lunghe mura divise da varie torri di pianta quadrata e circolare, unite da un lato e dall’altro alla roccaforte ubicata nei pressi della spiaggia (dov’è attualmente), e composta da quattro torri quadrate. Dopo la caduta di Manfredi e dell’Impero Svevo, nell’aprile del 1279, Carlo I D’Angiò modifica il concetto di “castello” concepito da Manfredi, pertanto fortifica la “roccaforte”, inglobando le torri sveve, in torri a pianta circolare, così da renderle più resistenti. A testimonianza di questo si può facilmente notare nella parte interna, quindi la più antica della struttura, un’impronta architettonica sveva caratterizzata dall’estrema regolarità geometrica e dalla linearità delle strutture, inoltre è presente ancora oggi, nella medesima parte, una torre a pianta quadrata.

Nel 1429 il castello viene trasformato ad opera degli Aragonesi. Infatti, nel vasto progetto di fortificazione delle più importanti città costiere, essi dotarono la struttura preesistente di una nuova cortina muraria che inglobava la struttura primitiva. A queste mura viene data una leggera inclinazione a scarpa tale da renderle più rispondenti alle mutate esigenze difensive.

Agli angoli di questa nuova cortina muraria vengono posti quattro torrioni cilindrici casamattati, questa volta più bassi di quelli del recinto interno, più idonei alle nuove tecniche di difesa.

Nel secolo seguente viene realizzato, sempre ad opera aragonese, un bastione a pianta pentagonale ad ovest del castello, inglobando una delle torri circolari, così da proteggere la struttura in caso di attacco nemico proveniente dalla città, donando al castello l’attuale aspetto. Questo bastione è detto dell’Annunziata per via di una formella marmorea sopra il corridoio esterno che rappresenta una scena dell’Annunciazione. Il programma di inglobamento, che avrebbe dovuto interessare anche gli altri torrioni della cinta muraria esterna, non fu portato a termine e sono sconosciute le cause della sospensione del progetto.

Nel 1620, quando la furia dei Turchi si scaglia sulla città, il castello è una delle poche strutture a non essere distrutte. Infatti, come affermato da Pompeo Sarnelli ne’ “Cronologia de’Vescovi et Arcivescovi Sipontini” 1500 cittadini si erano rifugiati nel castello fra i quali 80 vergini Monache degli ordini di San Benedetto e Santa Chiara. Per tre giorni i Turchi insidiarono il castello, scontrandosi con il valore dei Sipontini, che difendevano la fortezza. La leggenda vuole che, i cittadini, ormai rimasti senza vettovaglie ed armamenti, si disperarono chiedendo aiuto al protettore della città, San Lorenzo Maiorano, il quale rese il cuore del comandante dell’orda turca Alì Bascià, più umano di come era ed insinuandogli la preoccupazione dell’intervento degli alleati. Perciò, il comandante turco propose un accordo ai Sipontini superstiti: li avrebbe fatto lasciare la città senza nocumento alcuno, a patto che andassero via solo con quello che avevano addosso. Così, Bascià concede due ore ai cittadini, prima di depredare il castello.

Perso oramai il suo originario significato di fortezza difensiva, il Castello assume nel corso del XVIII secolo la funzione di comune caserma mentre il torrione Ovest del circuito interno viene adibito a prigione. Gli interventi operati in tale periodo sono diretti a rendere più funzionale la struttura per i nuovi scopi a cui è destinata. Durante il regno dei Borboni e in epoca successiva fino al 1884 il Castello viene tenuto in efficienza in quanto Manfredonia viene qualificata “Piazza Forte“. Dal 1888 fino al 1901, anno in cui l’edificio fu acquistato dal Comune di Manfredonia, appartenne all’Orfanotrofio Militare di Napoli. Durante la II Guerra Mondiale, il castello viene occupato da alcuni cittadini, che vi edificano un’abitazione nella “Piazza D’Armi” all’interno della struttura, poi abbattuta qualche hanno dopo, quando nel 1968, con D.P.R. del 21 giugno n. 952, il Castello viene donato dal Comune allo Stato con l’impegno, da parte di quest’ultimo, di istituire al suo interno un Museo Archeologico per conservare i reperti provenienti dal territorio circostante. Infatti, qualche anno più tardi, viene istituito Museo Archeologico Nazionale, ristrutturato poi dal 2014 al 2017.

Tutti i giorni h 08.30 - 19.30 (Ultimo ingresso h 19.00) NB Attualmente, per restauro, è possibile visitare i camminamenti della cinta muraria.
Corso Manfredi 286
Manfredonia 71043 Puglia IT
Apri con Google Map

Contattaci

    [recaptcha]